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Spoleto – Poreta

Il sentiero delle rocche

Spoleto – Poreta è il primo tracciato dei sentieri nella Fascia Olivata. È “il sentiero delle rocche”, perché ne collega due: una alla partenza, la Rocca di Albornoz, e una all’arrivo, la piccola fortificazione del paese di Poreta, un tempo centro difensivo nevralgico della Valle Spoletana. Ma questa denominazione è incompleta.
Perché in questo tracciato si affastellano ville, monumenti, opere d’arte e costruzioni visionarie che hanno dato l’impronta a un paesaggio unico e irripetibile che cattura l’attenzione di chi vi si immerge.

A iniziare da Spoleto, perla ducale, con il Ponte delle Torri, la Basilica di San Salvatore (Patrimonio dell’Umanità), il tracciato avveniristico della linea ferroviaria Spoleto / Norcia, passando per i piccoli paesi di Eggi, Bazzano, Silvignano e le loro meraviglie nascoste dal tempo. Il primo tracciato dei sentieri nella Fascia Olivata è un tuffo in una dimensione che mescola passato e recente modernità.

DA SPOLETO A PORETA – LA MAPPA

Partenza – Il primo percorso dei sentieri della Fascia Olivata Spoleto-Poreta parte formalmente dalla Rocca di Albornoz, imponente fortezza che sorge sul Colle Sant’Elia e domina tutta la vallata spoletina. A causa del terremoto del 2016, tuttavia, è stato chiuso il Ponte delle Torri che, superando il torrente Tessino, la collega alla collina accanto. In attesa della sua riapertura suggeriamo di iniziare la camminata dal Fortilizio dei Mulini che si raggiunge percorrendo per qualche centinaio di metri la Strada Provinciale 462 che passa accanto alla storica Chiesa Di San Pietro Extra Moenia.

Punto intermedio – All’intersezione tra due importanti ed antiche vie di comunicazione, la Via della Spina e l’antica strada per Norcia, lungo le pendici del Monte Giove, sorge Bazzano Inferiore e il suo castello, tappa intermedia del percorso.

Arrivo – Posto lungo un pendio a 470 metri di altitudine, il medievale Castello di Poreta, domina l’intera piana compresa tra Spoleto e Trevi.
 E’ questo il punto di arrivo del primo percorso. Ora adibito ad attività ricettive, il castello si era spopolato negli anni ’50. Il terremoto del 1979 danneggiò gravemente il castello e la chiesa. Le residue proprietà rimaste in mano ecclesiastica furono poi, nel 1990, acquisite e ristrutturate dalla Comunità Montana. Dal castello si può facilmente raggiungere il paese e i parcheggi.

SCHEDA TECNICA

Lunghezza

23.120 metri

Dislivello

341 metri

Difficoltà

Medio-Alta

Tipo percorso

10% asfalto, 90% sterrato

Tempo cammino

8h 30m

Sviluppo percorso

Lineare

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LO SAPEVI?

La crescionda

E’ il dolce tipico di Spoleto. Il nome deriva probabilmente da crescia unta. E’  realizzato con la lavorazione di tuorli d’uovo, zucchero, latte, farina, amaretti tritati, cioccolato fondente grattugiato, ai quali vanno incorporati gli albumi montati a neve.

Gli eremi di Monteluco

Il territorio montano del Monteluco (di fronte alla rocca)  furono luoghi scelti dai primi insediamenti monastici per la ricchezza dei ripari naturali . I monaci che abitavano gli anfratti del Monteluco vivevano la vita eremitica per poi riunirsi periodicamente in un luogo prescelto, che era la chiesa di san Giuliano.

Le noci e l’Attorta

Lungo il percorso, vicini alle case rurali o isolate nei campi, si possono vedere grandi esemplari di alberi di noce. Le noci sono  un ingrediente sostanziale per un dolce da forno, tipico della Valle Spoletana detto Attorta o ‘Ntorta che nella zona di Foligno e Spello è detta Rocciata.

Il roccolo

Nel Roccolo veniva praticata l’uccellagione ovvero la cattura di uccelli vivi, nello specifico tordi.  Il Roccolo è a forma di anello circondato da mura. All’interno era una fitta boscaglia ove venivano formate, attraverso una sapiente potatura, delle gallerie vegetali in fondo alle quali erano sistemati degli uccelli da richiamo e delle reti dove  i tordi di passo si impigliavano per poi essere venduti vivi. Questo esercizio venatorio affonda le origini in epoca romana. Oggi non più in uso.

Edicole votive 

In epoca pagana lungo le strade si costruivano piccoli tempietti chiamati aediculae, eretti agli incroci delle vie cittadine o di campagna,  in onore dei Lares compitales o viales, divinità  preposte alla protezione dei viandanti. Erano dei piccoli santuari a cielo scoperto con l’immagine della divinità presso l’ara. Ai lati erano dei sedili per il riposo di coloro che portavano le offerte. Il luogo sacro era poi officiato in alcuni periodi dell’anno da alcune corporazioni religiose che si occupavano anche della manutenzione

COSA VEDERE

Staccarsi dalla bellissima Spoleto non sarà semplice. La città è una meraviglia continua. Eppure se ne avrete la forza questo sentiero vi darà suggestioni incredibili con i suoi scorci impagabili sulla città, sulla valle, sugli ettari di olivo che arricchiscono le colline.

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