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Trevi – Il giro della cava

Partenza e ritorno a Trevi

“Il giro della cava” è un tracciato circolare che si trova all’interno del nostro terzo tracciato, quello che da Trevi porta a Sassovivo, sempre all’interno dei Sentieri nella Fascia Olivata Assisi – Spoleto. È un tracciato di circa dieci chilometri affrontabile in tre o quattro ore (dipende se siete camminatori o meno) ed è adatto anche a ragazzo con un’età superiore ai 14 anni. Non presenta evidenti difficoltà, ma alcuni tratti presentano pendenze piuttosto dure per bambini. Il consiglio che vi diamo è quello di evitare il cammino nelle ore più assolate, e dii munirvi di un abbigliamento adatto a tutte le condizioni atmosferiche.

E’ un percorso di straordinaria bellezza. Oliveti si rincorrono tra le alte colline. Vi immergerete nelle bellezze di Trevi e nel suo panorama peculiare, fatto di colline olivate e tesori nascosti. Arriverete fino al paese di Manciano, famoso per le sue castagne pero poi tornare indietro e guardare uno dei borghi più belli d’Italia dritto negli occhi.

LA MAPPA

Partenza – Il punto di partenza del “giro della cava”  è la città di Trevi, capitale mondiale dell’evo di qualità e ricca di storia. Trevi è la prima città ad avere dedicato un museo alla coltivazione dell’olio. Lasciate pure il vostro mezzo di trasporto nell’ampio parcheggio di Piazza Garibaldi e, attraverso i giardini pubblici, iniziate il vostro percorso. Vi consigliamo di portare con voi acqua. Lungo la città dci sono fontane, ma appena si esce bisogna arrivare fino al paese di Manciano.

Punto intermedio – E’ proprio l’abitato di Manciano. Ci si arriva dopo circa cinque chilometri e una salita scoperta impegnativa. Sotto il tracciato che porta al piccolissimo paese si trova la cava di rena che dà il nome al percorso. Ci girerete intorno. E la potrete anche ammirare dall’alto.

Arrivo – Dall’abitato di Manciano, dove è presente una fonte di acqua purissima,  si comincia a scendere fino alla strada principale. Una volta attraversata dovrete di nuovamente arrampicarvi per la costa della collina, passare alcune minuscole frazioni del comune per poi ritrovarvi lungo la costa che vi riportare indietro. In questo punto attraverserete alcuni oliveti molto belli e ben curati. Fate attenzione agli ultimi cinquecento metri, quando dovrete costeggiare una parte della provinciale.  E buon divertimento.

SCHEDA TECNICA

Lunghezza

10.000 metri

Dislivello

250 metri

Difficoltà

media

Tipo percorso

15% asfalto, 85% sterrato

Tempo cammino

3h 45m

Sviluppo percorso

Circolare

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LO SAPEVI?

Misticanza

Uno dei piatti comuni nelle tavole della zona era la misticanza un piatto vegetariano composto dalla sapiente miscela di erbe, raccolte in diversi periodi dell’anno, condite con l’ottimo olio extravergine d’oliva della fascia olivata e aceto forte.

Erbe campagnole

Negli uliveti o nei campi incolti si possono raccogliere una grande quantità e diversi tipi di erbe. Fra le più note:  i Caccialepri, gli Strigoli, la Barba dei frati, il Tarassaco, il Raponzolo, il Crispigno spinoso, il Papavero prima che nasca il fiore, la Borragine dalle foglie ispide e rugose, la Cassella dalle foglioline ellittiche, la Rughetta selvatica.

Le castagne di Manciano

Nella tradizione contadina l’albero del castagno era molto considerato perché rappresentava una parte importante dell’alimentazione povera in ambiente rurale.  Arrostite o lessate erano un alimento che completava la dieta.

Pecorino

Anche il formaggio pecorino faceva parte della dieta di queste zone. Proveniente dai pascoli della montagna subiva due processi di stagionatura. Uno più breve, circa 60 giorni, e uno più lungo, almeno 8 – 12 mesi. Nel primo caso il formaggio veniva impiegato come companatico, nel secondo come condimento.

I rifugi degli uliveti

Spesso pastori e olivicoltori utilizzavano piccoli edifici scavati nella roccia come rifugi diurni e notturni. I modesti insediamenti erano principalmente scavati nella roccia, grotte simili a molte di quelle eremitiche, e preceduti da piccoli vestiboli in muratura di pietra, coperto da lastre di pietra e assi di legno, ove era ricavato lo spazio per una porta.

L’olio mio

Ogni famiglia aveva un oliveto da cui ricava l’olio per casa. E l’olio di ognuno era più buono degli altri. Quando si andava a portare l’olio della chiusa nel frantoio il padrone aspettava tutto il tempo della frangitura delle proprie olive per essere sicuro di avere l’olio ricavato dalle proprie olive.

COSA VEDERE

La parte più aspra ma anche quella più fiabesca dei Sentieri. Il percorso vi condurrà a scoprire pietre preziose di arte incastonate in panorami mozzafiato.

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